Corpi da scimmie, teste da robots

Se sei capitato qui ti stai ponendo le stesse domande di altre persone. Oppure sei un robot molto intelligente e stai facendo delle ricerche filosofiche sull’essenza della tua stessa natura. Forse sei sia l’una che l’altra cosa, e ti interroghi sulla dicotomia che ti struttura.

Ci siamo appena accorti di un cambiamento in atto, ma ecco che la situazione è già arrivata al punto di non ritorno. Tu chiamala, se vuoi, rivoluzione digitale.

E noi civili, persone comuni intente a vivere le nostre vite? Che ruolo abbiamo in questa rivoluzione?

il dubbio dio nasce per supportare l’umano che si confronta con una nuova modalità culturale, che non passa da libri e materia, ma da input elettrici e spazi virtuali.

In questo luogo parleremo di progresso e di tecnologia, di dati e numeri, ma anche di corpi e cuori, con le loro speranze e le loro emozioni. Sembrava difficile conciliare queste due intelligenze, quella artificiale e quella umana: la prima rivolta a incasellare, uniformare, ordinare, e la seconda così bisognosa di essere riconosciuta per la sua unicità.

Questo obiettivo di fusione impossibile, l’hanno ottenuto i social. I social hanno un ruolo primario nella definizione del rapporto dell’uomo con il consumo di tecnologia. Quando, prima di ora, era stato possibile aggiudicarsi il consenso di mezzo mondo solo grazie allo sfoggio della propria immagine?

Facebook, ha cambiato il mondo, ma serviva soltanto a svezzarci. Era un riscaldamento.

YouTube merita un discorso a parte.

Ma l’impatto di Instragram, e poi di TikTok, è quello che ha definitivamente cambiato la percezione della realtà individuale rispetto a tutto ciò che si conosceva prima. Dai tempi di Facebook, la gente ha cominciato a rovesciare per davvero la propria umanità nel social. Dieci anni fa con Instagram nasceva l’influencer. Era tipicamente un Millenial, e condivideva su Instagram le foto della propria esistenza invidiabile, facendo in modo che tutto sembrasse patinato, cool, corretto. E molto noioso, alla lunga.

La confidenza che Facebook ci aveva dato nel condividere la nostra immagine online, aveva fatto ulteriori passi avanti, preparando la nostra fiducia nel mezzo a uno step successivo: la condivisione delle nostre fragilità. TikTok è il social perfetto per questo, perché ci consente un confronto a profusione intensiva. Fa tutto da solo, basta condividere qualcosa di nostro per trovare qualcuno che sappia ascoltarci, capirci, difenderci. Oppure semplicemente accorgersi di noi. È come un messaggio nella bottiglia, e l’algoritmo di TikTok è come l’onda del mare. Può essere favorevole e fortunata, portare il nostro messaggio alla persona giusta. Oppure no.

Il TikToker è tipicamente un membro della generazione Z, e dà per scontata la possibilità di raccontarsi in questo modo. Non l’ha mai visto il mondo come era, prima di internet. Ride dei vecchi, e a buona ragione. Ma qualunque Millenial, con la fortuna di vivere abbastanza, avrà la fortuna di assistere all’impennata di progresso tecnologico che renderà la vita sulla Terra completamente differente da come è stata fino ad ora, e lo farà serbando la memoria di un “prima” del digitale.

Il dubbio Dio ha voglia di interrogarsi su questo sedicente progresso: le macchine distruggeranno il mondo o lo miglioreranno? Porteranno l’uomo a espandere la propria mente o a dimenticarsi del proprio corpo? E soprattutto, sarà in grado la nostra biologia, la nostra fragile carne, di affrontare questi cambiamenti senza soccombere?

Il dubbio, o la capacità di giudizio, al momento è la caratteristica che discrimina maggiormente l’intelligenza umana da quella artificiale. Per questo il nostro obiettivo è porci delle domande sul progresso in atto, per esempio “cos’è l’intelligenza artificiale?” o “riusciremo a smaltire le batterie che stiamo usando per questa rivoluzione?” o ancora “una macchina può sostituire un artista?” e trovare delle risposte in grado di conciliarsi con la nostra natura più sensibile e con la nostra etica.

E noi di domande ne abbiamo a centinaia, potremmo riempire 160 giga di sole domande.

Ormai la rivoluzione digitale è al punto di non ritorno: sappiamo che non ci fermeremo, ma non sappiamo quali saranno le conseguenze di questa espansione, perché non abbiamo precedenti con cui confrontarci. Ma (e per la terza volta in questo articolo tornerò a utilizzare questa parola) siamo fortunati. Abbiamo un super potere umano che può salvarci da tutto. Si chiama coscienza. Se sapremo tenerla allenata con l’informazione e il buonsenso, allora saremo in grado di evolvere in meglio la nostra specie, senza distruggere le altre e senza dimenticarci di chiederci da dove veniamo, chi siamo e dove andiamo.

Pubblicato da il dubbio dio

Tecnologia e AI

Lascia un commento